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Press

Le cistiti recidivanti: il ruolo del microbiota



Le infezioni urinarie recidivanti (che si tratti di vera cistite o anche di batteri nelle urine che non danno però sintomi) colpiscono almeno una volta nella vita circa il 50% delle persone ed in queste 1 su 4 avrà una recidiva. La suscettibilità è associata con fattori specifici dell’ospite , alcuni dei quali possono essere fattori genetici, nonché comportamentali ed ambientali. Però uno degli eventi decisivi iniziali che portano infezioni ricorrenti è rappresentato dalla colonizzazione vaginale di patogeni con spiccata specificità del tratto urinario . E nella maggior parte dei casi questi organismo provengono dall’ intestino attraverso la zona rettale o anche in donne con stipsi ostinata attraverso un passaggio quasi diretto. Nelle donne soggette ad infezioni ricorrenti, la suscettibilità alla colonizzazione da parte di queste specie patogene sembra essere aumentata. Ciò è legato molto spesso ad un alterato microbiota vaginale e cioè ad una alterazione della normale flora vaginale in termini quantitativi e qualitativi. In altre parole ogni donna ha una propria flora batterica vaginale che è la risultante tra germi patogeni e non patogeni, questi ultimi protettivi. Il più conosciuto di tutti è il Lactobacillo di Doderlein isolato nel 1892. Nel tempo molti altri ceppi ne sono stati scoperti e quel che è più importante pare essere proprio che i vari costituenti la flora batterica vaginale possano cambiare anche durante le fasi della vita di una donna (adolescenza, giovinezza, gravidanza, menopausa) dimostrando una sua stretta associazione con l’assetto ormonale fimminile. Normalmente i lactobacilli oltre che meccanismi diretti, impediscono il proliferare di germi patogeni attraverso la produzione di acido lattico che acidificando determina una effetto battericida sulle specie patogene. Con l’introduzione della biologia molecolare ciò che poteva sembrare una dimostrazione empirica è diventata realtà con la codifica genomica delle varie specie di lacrobacilli, la loro composizione e la loro attività.

Il microbiota pertanto introduce un nuovo concetto di trattamento delle infezioni del tratto genito urinario dato che recenti studi di biologica molecolare hanno anche evidenziato come esso, quando modificato e sbilanciato verso popolazioni di lactobacilli non utili o peggio ancora verso germi patogeni, possa essere predisponente non solo alle vaginosi ma anche alla trasmissione con più facilità delle malattie sessualmente trasmesse e recentemente ad una più alta suscettibilità alla infezione da papilloma virus.

Per capire inoltre l’importanza capitale del microbiota, si pensi per esempio al parto prematuro in cui molto spesso è proprio una infezione vaginale o urinaria il motivo scatenante e parrebbe si sia individuato anche i queste donne un pattern di microbiota completamente alterato e diverso dalle donne non in gravidanza.

Ho accennato prima alla diretta connessione tra infezioni del tratto genito urinario e batteri a partenza intestinale. L’esempio classico in tale proposito che si riporta è il reservuoir intestinale di candida nelle candidosi vaginali recidivanti. Anche nel caso di vaginosi e vaginiti il concetto parrebbe non cambiare, prevedendo quindi oltre che un trattamento locale con il ripristino della normale flora battericica vaginale, il trattamento ed il riequilibrio del microbiota intestinale. Recenti studi infatti sembrerebbero confermare come il ripristino delle normali condizioni microbiotiche intestinali abbiano una influenza importante anche nella prevenzione delle infezioni del tratto genito urinario. Ciò è già più evidente per esempio nelle infezioni del tratto respiratorio.

IN questi casi di infezioni recidivanti urinarie come il suo, molto spesso il trattamento antibiotico è comunque importante laddove dimostrata una effettiva carica batterica di solito superiore a 1 milione di unità facenti colonie. D’altra parte però come detto corre l’obbligo di dovere “educare” alla normalizzazione della flora batterica vaginale in primis come detto ripristinando localmente ma anche favorendo la ricolonizzazione attraverso la somministrazione per bocca dei lattobacilli, composti chiamati probiotici.

Il concetto di fornire lattobacilli per via orale per ripopolare la vagina è stata riportata nel 2001 ed era basata sulla domanda "se gli agenti patogeni urogenitali possono fare questo, perché non possono farlo i lattobacilli “ sostenendo come l’ingestione di questi ceppi potrebbero passare attraverso l'intestino, raggiungere il retto, e potenzialmente  ascendere alla vagina. Addirittura vi sono degli studi come, in bambini in cui era presente un reflusso vesciureterale, il trattamento con probiotici era efficace come il trattamento con gli antibiotici. Chiaramente trattasi di una condizione particolare ma certamente la profilassi di queste condizioni urogenitale può passare anche attraverso questa forma di profilassi importante, ben tollerata e poco invasiva. Infatti l’associazione della terapia antibiotica con probiotici rispetto ad antibiotici e placebo ha portato a dei risultati importanti nella guarigione e riduzione delle recidive della vaginosi batterica.

Esiste oggi anche un progetto di sequenziamento genetico dell’intero microbioma umano (Human Microbiote Project) ed in questo risiede il futuro della ricerca. Infatti, in senso generale, l’individuo umano è geneticamente determinato dal proprio DNA, ma anche dalla interazione (chiamata epigenetica) che il microbiota ha con questo DNA. Infatti il nostro organismo è colonizzato a livello intestinale. Vaginale, e in altre sedi da lieviti, funghi, batteri e virus che interagiscono quotidianamente con il nostro DNA.